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Dalla Tv al Web e ritorno: l’uso social della televisione

Una volta c’erano i canali che si contavano sulle dita di una mano e l’unica interazione era fare zapping: oggi la televisione offre tante chiavi di lettura e tante contaminazioni con il Web. Uno scambio reciproco tanto che la Rete diviene luogo di diffusione per contenuti audiovisuali, web Channel e web Tv.
Una processo che ha condotto anche alla recente nascita e diffusione delle Social Tv, ovvero spazi mediatici di convergenza e discussione in Rete tra gli spettatori televisivi. Un flusso costante di status, tweet e video, che creano comunità attorno ad una trasmissione televisiva.
In questo scenario anche Enti, Organizzazioni e Istituzioni – tra le quali le Università – stanno compiendo i propri passi, al fine di offrire ulteriori modalità di diffusione della conoscenza.

Cos’è una Web Tv? Solitamente si intende una particolare tipologia di sito web che, oltre ad offrire contenuti prettamente testuali e con immagini, consente agli utenti connessi la riproduzione di contenuti in formato audio e video sia in live streaming (ovvero in diretta video) che in modalità on demand (scegliendo cosa vedere e quando vederlo). Considerando i bassi costi di produzione e di trasmissione nonché al costo zero dell’infrastruttura di base, le web tv vengono create e strutturate dai soggetti di ogni settore professionale ma non solo: Pubbliche Amministrazioni, Istituzioni, Enti, oltre che Atenei, Associazioni e Collettivi Giovanili. Tutti organismi che hanno la necessità di instaurare un rapporto di comunicazione con il proprio cliente (nel caso degli Enti, i cittadini). Va anche sottolineato che la diffusione di YouTube ha permesso l’apertura di canali video, più semplici da gestire e con minori problematiche; e lo stesso portale video di Google consente di attivare una modalità live streaming nel proprio canale.

Pochi giorni fa è stata annunciata l’apertura di una web tv della Polizia di Stato, mentre sono attive già da alcuni anni quelle della Camera e del Senato – che trasmettono in diretta le sedute e le consultazioni – del Ministero degli Esteri e del Vaticano.

Sul fronte dell’insegnamento, anche le Università si muovono verso il mondo video, già inaugurato decenni fa con i progetti televisivi di Didattica a Distanza (per esempio, il progetto Nettuno). Da qualche anno, però, il web ha consentito la nascita prima di trasmissioni non ufficiali, ovvero organizzate dagli studenti, e poi istituzionali, realizzate dagli stessi atenei. Alcuni esempi sono  l’Università Bocconi, che è passata da una web tv sul suo sito ufficiale a un canale YouTube, Bstudent, che vanta un ottimo palinsesto e una buona produzione, tanto da vincere il premio per la web tv universitaria dell’anno. Le visualizzazioni del canale superano le 400mila e i contenuti sono vari, ben strutturati e realizzati dagli studenti con elevata professionalità, spaziando da questioni scientifiche a prettamente ludiche. La Luiss, invece, ha una web tv che spazia da contenuti culturali connessi alla vita cittadina – come i commenti e i servizi sul Festival del Cinema di Roma – a quelli propriamente accademici, con un’attenzione per la convergenza mediatica e una serie di contenuti riportati anche sul canale iTunes U. Altro ateneo con una web tv di rilievo è quello di Modena e Reggio Emilia che, con il supporto del Centro E-Learning di Ateneo, ha realizzato un portale che trasmette da circa cinque anni e con un palinsensto ben organizzato in sezioni tematiche ed eventi streaming. Altri progetti interessanti sono Torvergata, Uniroma e naturalmente lo Iulm, istituto a vocazione mediatica e narrativa. Diversa è la situazione di Federico Tv, ovvero una televisione fatta da studenti dell’Università federico II su tematiche legate al mondo universitario ma senza alcuna partecipazione da parte dell’ateneo napoletano, che invece vanta un’originale e ben strutturata web radio, Radio F2.

Le web tv sono ad appannaggio delle giovani generazioni, che si dilettano sempre più spesso in videoriprese e postproduzione: DireGiovani è una web tv aggiornata che vanta alcune valide collaborazioni, come quella con l’Agenzia Spaziale Italiana per il tg “Scientificamente“. Polartv si occupa di viaggi e di arte, NuzTv prova ad aggregare le diverse realtà educative e ricreative del territorio cuneese.

Ma oltre a fare materialmente la televisione, i giovani provano anche a guardarla diversamente: si parla sempre più spesso di Social Tv, ovvero della convergenza tra tv e social media per la quale nascono forum, community e fan club virtuali legati a serie e personaggi televisivi ma soprattutto vengono condivisi tutti i modi e i tempi della trasmissione televisiva sui principali social network (Facebook e soprattutto Twitter). Una prova di quanto sia ormai radicata anche tra i non-giovani l’abitudine di commentare, sezionare e seguire “socialmente” trasmissioni televisive è stata data dall’eccezionale numero di tweet relativi alla puntata del talk show Servizio Pubblico del 10 gennaio. Una tendenza che negli Stati Uniti è comprensibilmente maggiore, tanto da spingere i rilevatori dell’Auditel a considerare anche Twitter come parametro di analisi. La Social Tv è stata chiaramente intercettata anche dalle major televisive italiane, soprattutto quelle con un target giovane, che puntano a fidelizzare i propri spettatori attraverso l’uso delle multipiattaforme: è il caso di Italia 2, la televisione “giovane” di Mediaset, che ha aggiunto “socialtv” al proprio indirizzo web. In questo modo la Ri-Mediazione, teorizzata dagli studiosi americani Jay David Bolter e Richard Grusin, raggiunge un’ulteriore passaggio: non solo i media analogici si ri-mediano in quelli digitali, ma i media digitali si ri-mediano fra loro.

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