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Monopoly: un gioco lungo ottant’anni

Compie 80 anni il gioco da tavolo più famoso al mondo. Nell’ultimo decennio il Monopoly è stato rinnovato, con varianti e l’introduzione di nuove pedine. Diffuso in tutto il mondo, fu lanciato da un tecnico dei termosifoni disoccupato, che decise di ambientarlo nelle strade di Atlantic City che frequentava da bambino.

Una storia che risale agli inizi del Novecento e che si è prolungata per tutto il XX secolo, tra brevetti, censure e innovazioni. Non ultima, l’introduzione di una nuova pedina per la gioia di tutti i giocatori.

Charles B. Darrow era un ingegnere come potevano essercene altri negli anni Trenta. In una Philadelphia immersa nella Grande Depressione, Darrow propose alla casa editrice Parker Brothers un gioco che – a suo dire – aveva appena inventato, basato sulla compravendita di terreni ed immobili.

In verità il meccanismo di gioco era basato sui progetti di un’altra americana, Elizabeth Magie, trent’anni prima. I suoi erano una serie di giochi da tavolo che furono concretamente sviluppati nel corso degli anni a seguire. L’idea era nata con l’intento di spiegare l’economia agli studenti. Il gioco iniziale si svolgeva su un piano con quaranta caselle poste a quadrato. Agli angoli vi erano il punto di partenza (la Mother Earth), la prigione, il Parco e il “vai in prigione”. Al centro di ogni lato, con una disposizione a croce, vi erano le quattro stazioni ferroviarie. Sul resto del percorso erano distribuite le proprietà da acquistare o le imposte da pagare.

Il gioco originale portava il nome di The Landlord’s Game e fu venduto come “innovativo” da Darrow trent’anni dopo alla Parker Brothers. Ovviamente questa storia non tardò ad emergere e iniziarono le dispute giudiziarie a colpi di brevetti, per vedere riconosciuta la paternità dell’opera.

Il primo brevetto del gioco da tavolo che ha dato origine al Monopoly ©Wikimedia

Dalla creazione di Magie a quella di Darrow, il gioco migliorò progressivamente, aggiungendo prima le strade di Chicago, poi quelle di Indianapolis e di Atlantic City. Ogni Stato nel quale veniva introdotto il gioco inseriva le proprie strade, così da offrire ai propri concittadini una immedesimazione maggiore.

Al di là dei protagonisti, il gioco iniziò ad acquistare popolarità negli anni Venti, con il nome di Auction Monopoly, con chiaro riferimento all’impiego delle “aste” per acquistare le proprietà.

Negli anni trenta, durante il periodo nazista, il Monopoly sbarcò anche in Europa, con una versione inglese ed una francese. Venne distribuito anche in Germania ma parzialmente censurato in seguito all’interessamento di Joseph Goebbels. Le vere strade furono quindi sostituite con denominazioni generiche per poi vedere ricomparire i nomi reali sono nel 1982, con una versione ristampata che proponeva le strade di Berlino. Anche l’Italia fascista decise di imprimere la sua presenza nel gioco, imponendo alla Editrice Giochi l’ambientazione del gioco a Milano, il cambio del nome (le leggi dell’epoca proibivano l’uso di termini inglesi) e delle regole. Nacque così anche in Italia il Monòpoli che nel frattempo era stato distribuito anche in Svizzera, Belgio, Australia, Cile, Olanda e Svezia.

Una versione per ogni occasione

Al di là delle ambientazioni cittadine e le variazioni delle strade, il Monopoly ha subìto anche il fascino delle “stagioni” e della globalizzazione: nel corso degli ultimi decenni sono state create numerose versioni. Dal Monopoli Euro, dedicato alla nascita della moneta unica, alla versione Disney e Ferrari. Per non dimenticare le versioni elettroniche dotate di cd e dvd e la recente versione social online. All’inizio di quest’anno, inoltre, la Hasbro (titolare e produttrice del marchio) ha lanciato su Facebook la campagna “Save Your Token” (Salva la tua pedina), consentendo agli utenti di decidere quale nuova pedina introdurre nel gioco e quale sacrificare. Il concorso si è concluso con la prevedibile vittoria della pedina-gatto e il ritiro del ferro da stiro:

Dopo ottant’anni, quindi, il gioco del Monopoly continua ad aggiornarsi. Al passo con i tempi e – è il caso di dire – con le abitudini sociali e culturali dei suoi giocatori.

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