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Oscar Wilde, i giovani e l’omosessualità

Sui diari di molti adolescenti c’è almeno una sua citazione: tra le preferite figurano “Il non fare nulla è la cosa più difficile del mondo“, “Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni“, “Amo molto parlare di niente, è l’unica cosa di cui so tutto“. L’autore di questi aforismi geniali è Oscar Wilde, poeta e drammaturgo nato alla metà del 1800 da una conosciuta e ricca famiglia irlandese che nella sua vita movimentata subì anche un processo per la sua dichiarata omosessualità.

Il motivo per cui Wilde continua ad essere conosciuto e amato dai giovani è da cercarsi nella sua prosa sferzante e ironica, ma anche nel suo essere trasgressivo e spregiudicato rispetto alla severa morale del tempo, caratterizzata da censure e rigidi costumi, imposti in Gran Bretagna dalla sovrana, la regina Vittoria. Probabilmente è proprio questa insofferenza alle regole e alle aspettative che lo rende particolarmente simpatico ai ragazzi di ogni epoca. Wilde si rivolse direttamente a giovani e studenti con le sue  brevi e divertentissime «Massime e norme di vita ad uso dei giovani», pubblicate per la prima e unica volta nel dicembre 1894 sul giornale studentesco di Oxford The Chameleon mentre nel 1894 apparvero sulla Saturday Review le «Poche massime per l’istruzione degli eccessivamente educati».

Tuttavia Wilde non fu trasgressivo solo nelle sue opere ma anche nella sua stessa vita, così che, sfidando le convenzioni sociali in materia sessuale dichiarò apertamente, proprio il 5 aprile del 1895, la sua omosessualità. Per questo fu processato e in seguito condannato a due anni di reclusione presso il carcere di Readings, che gli ispirò l’opera “La ballata dal carcere di Readings“. Il processo ebbe una forte eco mediatica all’epoca, sia per la fama del personaggio che epr il motivo del contendere, Wilde dichiarò che lo si processava per «l’Amore, che non osa dire il suo nome in questo secolo, è il grande affetto di un uomo anziano nei confronti di un giovane, lo stesso che esisteva tra Davide e Gionata, e che Platone mise alla base stessa della sua filosofia, lo stesso che si può trovare nei sonetti di Michelangelo e di Shakespeare… Non c’è nulla di innaturale in ciò

L’omosessualità all’epoca era considerata reato e conosciuta come sodomia. Nonostante sia passato più di un secolo, sono ancora molti i paesi che condannano giuridicamente l’omosessualità, anche se nessuno di questi in Europa. Essere gay è reato in quindi paesi del continente Africano, in altrettanti paesi del Mediooriente e in alcuni paesi del SudAmerica, dell’Asia e dell’Oceania, per un toale di circa 90 paesi nel mondo.

Nonostante l’omosessualità sia stata depenalizzata e socialmente sdoganata fin dagli anni ’70, c’è ancora una forte arretratezza culturale su queste tematiche, soprattutto nel nostro Paese. Essere gay in Italia può essere complicato, e non viene riconosciuto dalla legge, tanto che durante lo scorso Festival di Sanremo, evento molto seguito dai media, è stato sollevato con originalità il tema dei diritti legali dei gay.

Il pregiudizio omofobo non colpirebbe oggi una persona in vista come Wilde, ma spesso riguarda persone comuni: la comunità LGBT è ancora emarginata e stigmatizzata socialmente, come ha ben spiegato il prof. Fabio Corbisiero dell’Università Federico II di Napoli nell’intervista introduttiva all’ultimo convegno “Sessualità e diritti LGBT“.

 

 

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