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Carlo Urbani: il medico della Sars

Il 29 marzo 2003 a Bangkok moriva Carlo Urbani, medico infettivologo di Castelplanio che si trovava in Vietnam, in missione per conto dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità. Urbani morì colpito dalla ‘Sars‘, la Severe acute respiratory syndrome, una forma atipica di polmonite originata dall’agente patogeno SARS-CoV che in quelle settimane si andava diffondendo in quell’area e che, nel 2003, provocò la morte di circa 800 persone, sulle quasi 8000 colpite dall’epidemia.
Urbani fu il primo a identificare la malattia e a permettere così che fosse circoscritta. Era un dirigente dell’Oms e il suo compito non era quello di visitare pazienti; ma non si tirò indietro quando gli fu chiesto di visitare un paziente americano ricoverato nell’ospedale di Hanoi. Urbani diede le prime direttive al personale dell’ospedale e trasmise le prime informazioni all’Oms. Lui, però, non riuscì a superare la crisi. A dieci anni dalla sua scomparsa lo ricordiamo con il giornalista Vincenzo Varagona, autore del volume “Il medico della SARS. Carlo Urbani raccontato da quanti lo hanno conosciuto” appena edito da Paoline Editoriale Libri.

[D] Varagona, perchè ha deciso di scrivere questo libro?

[R] Come tutti, sono rimasto molto colpito da questa vicenda. Ho cominciato, tuttavia, a occuparmene quando i riflettori si sono spenti, quando è nata l’Aicu, Associazione Italiana Carlo Urbani, voluta dalla famiglia, dagli amici, dai colleghi, per permettere ai progetti di Carlo di continuare a camminare. Così ho seguito l’attività dell’Aicu in questi anni, diretta soprattutto a sostenere il diritto delle popolazioni indifese all’accesso alla salute, ai farmaci essenziali. Ho anche verificato, in questi stessi anni, la grande difficoltà che si incontra a svolgere questo lavoro. Quando si attraversano momenti di difficoltà, di crisi che non è solo economica, i primi a farne le spese sono proprio quanti si trovano in difficoltà. Così, quando si è cominciato a parlare del Decennale di Carlo Urbani, ho proposto alla famiglia e alle Edizioni Paoline questo ‘libro-testimonianza’.

[D] Cosa c’era da aggiungere che non fosse stato già scritto?

[R] Questa è stata la prima preoccupazione. Evidentemente c’era molto, se gli stessi familiari, leggendo in bozza le testimonianze poi raccolte, mi hanno confidato di avere imparato cose nuove di Carlo. Non mi sono stupito. Sono emersi aneddoti, aspetti, legati soprattutto al lavoro di Carlo, che potevano essere sfuggiti alla stessa mamma. Certamente, avere raggiunto persone che non avevano mai avuto modo di parlare del loro rapporto con Carlo ha consentito poi di arricchire la storia di questa figura che non finisce mai di stupire.

Copertina-medico-Sars

Copertina del volume “Il medico della Sars – Carlo Urbani raccontato da quanti lo hanno conosciuto” di Vincenzo Varagona

[D] A chi sono rivolte queste pagine?

[R] Penso principalmente ai ragazzi che frequentano scuole dedicate a Carlo senza sapere chi sia stato, se non vagamente. Ho assistito a bellissimi incontri della mamma di Carlo, Maria, della moglie Giuliana, con centinaia di ragazzi, nelle scuole. Incontri durati due ore in cui non si sentiva volare una mosca. Quando i ragazzi si trovano davanti testimonianze autentiche, vere, si avverte nitidamente la loro emozione, che si traduce in un’attenzione impressionante. Ecco, questo libro vorrebbe essere uno strumento di comunicazione della vita, dell’esperienza di Carlo. Una delle sue frasi più a ‘effetto’ è quella che esprime la sua capacità a incarnare nella vita i propri sogni. Ecco, la vita di Carlo è un invito a sognare ma anche a non rinunciare a vivere questi sogni. Se i ragazzi avvertono che questo messaggio è ‘vero’, se ai ragazzi viene offerta la possibilità di realizzare i loro sogni, la vita certo prenderebbe una piega diversa.

[D] Vuole segnalare qualche passaggio del libro?

[R] Beh il libro parte dalle ‘radici’ di Carlo: è difficile comprendere questa figura se non si ‘legge’ la vita della mamma, Maria, siciliana, arrivata giovanissima a Castelplanio, dove è stata insegnante, preside e anche sindaco. E poi la bella storia d’amore fra Maria e Alberto, dalla quale nasce Carlo. Bella la prefazione di Giuliana, la testimonianza del figlio Tommaso, che si chiude con il suo sogno di tornare a vivere in Vietnam, per riprendere da dove il papà si è dovuto fermare. E ancora gli amici, il dottor Riccardo Grifoni, che racconta come ha conosciuto Carlo, l’avventura in Medici senza Frontiere, di cui è diventato vicepresidente. A lui toccherà, poi, ricordare Carlo in occasione del funerale. Infine, l’ambasciatore Luigi Solari, le colleghe Fabienne Lopez e Pascale Brudon, Antonio Montresor, e così via.. Alberto Cossa. Difficile poi distinguere tra amici e colleghi, che ci rivelano aspetti della vita meno conosciuti. Raccogliere questo materiale è stata una grande emozione e così – dice chi lo ha letto – rivivere Carlo Urbani attraverso queste righe.

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