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Salone Internazionale del Libro – le interviste di YouLaurea

Il Salone Internazionale del Libro si è appena concluso a Torino con oltre 300.000 presenze e un grande afflusso ai convegni e ai readings organizzati con “grandi ospiti” della cultura italiana e straniera. Creatività è la parola chiave di quest’anno, e il Salone ha offerto spunti trasversali al mondo dell’editoria e alla cultura in generale, oltre ad essere occasione per il dibattito sulla didattica e le nuove tecnologie. Non solo, quindi, una fiera libraria con grandi spazi espositivi e una copertura pressoché totale dell’offerta editoriale italiana, dai grandi gruppi ai piccoli e medi editori, ma un festival culturale e uno spazio di incontro professionale. Durante i cinque giorni del Lingotto, YouLaurea ha intercettato per voi alcuni personaggi del panorama letterario e televisivo per raccogliere i loro suggerimenti e opinioni su cultura e università.

Segue il reportage sul nostro piccolo viaggio tra stand, dibattiti, convegni, readings, piccole e grandi realtà editoriali ci ha fatto incontrare diversi protagonisti dell’attuale scena culturale e con loro abbiamo raccolto diversi spunti che vorremmo condividere con voi.
L’impatto iniziale e spassoso è con l’attrice Luciana Littizzetto che sottolinea la necessità di dare la possibilità a tutti di studiare ciò che si vuole, al di là delle limitazioni dei test d’ingresso, “poi il tempo dirà chi ha i numeri per finalizzare le proprie carriere”.

Ma come si concilia l’università con l’attuale crisi? Prova a risponderci il critico e storico dell’arte Vittorio Sgarbi: “la crisi riguarda il mondo del lavoro, e quindi il rapporto tra l’università e la possibilità di avere un’occupazione. Non c’è una crisi dell’università come luogo del sapere, ma come luogo di preparazione alla vita; la soluzione deve venire da una società che sia in grado di determinare le proprie necessità rispetto alle funzioni universitarie”.

Sul ruolo divulgativo e culturale della televisione, l’autore e conduttore di Voyager, Roberto Giacobbo, spiega come questa possa supportare la diffusione culturale e scientifica: “i tempi della televisione sono cambiati nel corso del tempo, bisogna cercare di restringere i tempi, mantenere alti i contenuti ma se possibile colorare la scatola della divulgazione per evitare che i ragazzi si facciano affascinare da scatole ‘coloratissime’, ‘divertentissime’, ma vuote, la divulgazione deve essere vicina alle persone, portare rispetto per i tempi e le nuove tecnologie. In queste nuove scatole colorate dobbiamo inserire buoni contenuti e far nascere una domanda in più in testa ai nostri ragazzi”.

Ancora di tv riflettiamo con Carlo Freccero, attuale direttore di Rai 4, precursore di format innovativi già negli anni ’90 e autore del volume “Televisione“. La tv generalista rappresenta la società – dice Freccero -, il suo inconscio, i suoi tic o le sue tendenze nonostante la frammentazione digitale dei contenuti. “La tv generilsta per sfuggire alla concorrenza di altri media, ‘eventizza’, cerca di creare cerimonie mediatiche, ma ci sono momenti in cui la televisione riesce a sintonizzarsi sull’inconscio e il comune sentire, ed è allora che riesce a fare il ‘miracolo’. La tv raggiunge la verità poche volte, ma quando la raggiunge è potentissima”. E parlando di funzione educativa della tv ci spiega come la pedagogia sia cambiata radicalmente e come la tv possa svolgere un ruolo pedagogico solo quando sviluppi capitale intellettuale, riuscendo a svolgere, così, anche un adeguato servizio pubblico.

Confronto e dibattito sulle novità in campo editoriale non sono mancati al Salone Internazionale del Libro; sul fronte università Andrea Angiolini ha illustrato la piattaforma Pandora Campus de Il Mulino, di cui è direttore editoriale, realizzata in collaborazione con Wolters Kluwer Italia per cercare di capire come cambia lo studio all’interno di un’ecosistema digitale. Con Pandora Campus è possibile utilizzare i manuali universitari in digitale con la possibilità di approfondire gli argomenti con l’intento sperimentale di capire se c’è una possibile strada per le case editrici da percorrere per l’adozione della manualistica digitale.

Spazio anche per una riflessione sull’importanza della diffusione dell’open access per la ricerca scientifica con Juan Carlos De Martin, co-direttore del Centro Nexa su Internet e Società: “la strada maestra per l’open access è che siano gli stessi ricercatori a prendere coscienza che si tratta di una loro scelta, è necessario mediare con gli editori, ma anche prevedere incentivi e obblighi per l’open access. Con questa combinazione di incentivi, obblighi e presa di coscienza – ma anche formazione – degli stessi ricercatori, speriamo di poter chiedere alla Commissione Europea nei prossimi cinque anni di arrivare a una quota di ricerca finanziata da soldi pubblici che si avvicini almeno al 60%, se non alla totalità”.

Per la vita di tutti i giorni dei nostri lettori-studenti, ma non solo, una buona abitudine: dar vita all’avventura della lettura ad alta voce dei testi da leggere per studio o per piacere, fortemente consigliata dall’attore Fabrizio Gifuni, coinvolto in diversi contributi e readings del Salone di quest’anno, tra i quali la presentazione dell’audiolibro “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda, perché è così che i “testi aprono misteriosamente le loro maglie, più di quanto accada con la lettura silenziosa”.

E per sapere cosa fa bene mangiare quando si studia – e non solo – vi lasciamo con i consigli dello chef-scienziato, conduttore di FoxLife su argomenti scientifici legati all’alimentazione, Marco Bianchi:

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