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La formazione nell’epoca del web 2.0

Davide Bennato

Docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e Sociologia dei media digitali all’Università di Catania (Facoltà di Lettere e Filosofia). È stato Direttore di ricerca su media digitali, consumi e comunicazione presso la Fondazione Luigi Einaudi di Roma e socio fondatore nonché vicepresidente di STS-Italia Società Italiana di Studi su Scienza e Tecnologia.
In qualità di professionista freelance è consulente per diverse società, per le quali si occupa di analisi delle conversazioni online (social media monitoring) e altri temi inerenti ai social media come il mercato emergente dei contenuti digitali, il webmarketing e i processi di comunicazione legati al social networking. Ha un sito personale molto seguito, in cui parla di social media e web: Tecnoetica.

Il consumo dei media digitali caratterizza il presente dei giovani e può incidere sul loro futuro, come veicolo di scelta e bagaglio informativo. Per discutere delle modalità in cui il Web influenza e caratterizza il percorso formativo e poi professionale dei giovani e di come essi ne discutano sui social media, abbiamo scelto un interlocutore d’eccezione: Davide Bennato.

[D] Davide, tu sei un docente universitario e uno studioso del consumo dei media digitali: come credi che i giovani alle prese col percorso accademico dovrebbero relazionarsi con la Rete?

[R] Dovrebbero divertirsi e studiarla. Divertirsi perché la rete è un posto ricco di persone, contenuti, storie ed è bello fare il flaneur della cultura globale e del sapere mondiale,
Studiare la rete però diventa necessario perché navigare non è sinonimo di consapevolezza e gli strumenti digitali diventano sempre di più, sempre più articolati e non bisogna sottovalutarli. In pratica: Facebook va bene, ma anche saper fare una buona ricerca su Google.

[D] Quanto può influire il passaparola sul web e quanto può influenzare la scelta del percorso formativo?

[R] Secondo me è fondamentale nella scelta del percorso formativo perché spesso si chiede ai ragazzi di fare scelte sul proprio futuro alla cieca, non sapendo quali sono le professioni per cui si è portati o i saperi per cui si ha una maggiore sensibilità. Come quando si va al cinema senza sapere cose si vedrà se non quello che si è letto dai critici cinematografici e visto sui trailer. In questi casi la rete è un bacino importantissimo di consigli così che la scelta – del film o del futuro – sia la più consapevole possibile.

[D] Come è cambiato il mondo della Formazione nell’era del web 2.0?

[R] È sempre meno un mondo di trasmissione di conoscenze e sempre più un universo di condivisione di saperi.
L’università, la scuola, la formazione professionale – sviluppatesi secondo il modello trasmissivo – devono imparare a convivere questo nuova strategia di apprendimento.

[D] In un momento di costante evoluzione delle modalità di apprendimento e di circolazione dei contenuti scientifici quale dovrebbe essere il percorso formativo auspicabile per un giovane?

[R] Un sapiente mix di conoscenza scientifica e saperi umanistici, magari veicolati attraverso le opportunità di coinvolgimento permesse da Internet e dai media digitali.

[D] Nell’attuale contesto di crisi economica europea in che modo la scelta del percorso formativo incide sull’ingresso nel mondo del lavoro?

[R] La parola d’ordine diventa mobilità. Sapersi muovere tra i diversi paesi europei e sapersi muovere tra diversi settori disciplinari. Non fossilizzarsi in un campo ma saper mettersi in gioco per perfezionare aspetti della propria professionalità.

[D] “Internet è uno strumento, sono gli utenti che decidono come utilizzarlo”: progetti come YouLaurea nascono all’insegna della condivisione e della circolazione libera di informazioni, fondamentale per orientarsi e per produrre contenuti, cosa ne pensi?

[R] Che ce ne sono pochi, ce ne dovrebbero essere di più ed è encomiabile che sia un ateneo del sud Italia che si renda protagonista di questo processo.

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